Comunicati stampa | Dalla Provincia
martedì, 11 settembre 2001
Origine: Informazione e stampa -  Autore: m.b.

«Da uno sviluppo di quantità a uno di qualità»

Discusso lunedì in consiglio il Piano triennale ecosostenibile della Provincia

Si contano sulle dita di una mano le Province italiane che governano seguendo le linee guida di un “piano ecosostenibile”, uno strumento cioè che cerca di conciliare crescita economica e tutela dell’ambiente. A questo traguardo l’Amministrazione di viale Gramsci è vicinissima: lunedì pomeriggio la giunta ha portato in consiglio il suo “Piano triennale di sviluppo ecosostenibile”, già presentato a giugno durante il convegno nazionale con i professori Leon e Tiezzi, e ora al vaglio dell’assemblea per la discussione e l’adozione, che è stata rinviata alla seduta del 28 settembre, e quindi l’approvazione definitiva, prevista in primavera.

«Da uno sviluppo di quantità a un nuovo sviluppo di qualità». È stato lo slogan con il quale il presidente della Provincia Palmiro Ucchielli ha aperto l’illustrazione del nuovo strumento.

«Questo è un piano – ha subito aggiunto – per dare alla provincia uno sviluppo economico e sociale ecosostenibile. Un progetto che prenderà vita insieme a tutti i soggetti che operano nel territorio, dagli enti locali al mondo delle imprese, alle associazioni, ai sindacati. Si è aperta una grande fase di ascolto del territorio per recepire le esigenze di tutti i protagonisti dello sviluppo. Sarà la più grande sfida programmatica di un’Amministrazione provinciale degli ultimi anni».

Con il “Piano triennale di sviluppo ecosostenibile” si inaugura dunque, come ha sottolineato il presidente, «una nuova filosofia, un nuovo approccio che punta a salvaguardare gli standard di vita elevati raggiunti, mediante uno sviluppo che miri sempre più sulla qualità e sul rispetto per l’ambiente». Le indicazioni programmatiche, raccolte in cinque Aree operative, che si articolano in Settori di intervento, passano attraverso la valorizzazione dei beni storico-naturali, lo sviluppo dell’agricoltura ecologica e dei prodotti tipici locali, le certificazioni Iso per le imprese, l’informatizzazione, la formazione, l’incentivazione all’imprenditorialità giovanile e femminile, il sostegno alle politiche di contenimento del consumo energetico e di promozione delle energie rinnovabili.

Un piano che non intende fare rivoluzioni, ma correggere lo sviluppo per conservare gli standard già elevati raggiunti dalla provincia.

«A differenza di quanto riportato da alcuni quotidiani – ha fatto notare Ucchielli – la situazione economica e ambientale del nostro territorio ci pone ai primi posti a livello nazionale. Dalle analisi del piano risulta che la provincia di Pesaro e Urbino ha una delle maggiori concentrazioni di imprese a livello nazionale (12 ogni 100 abitanti, dato relativo al 1999), un tasso di disoccupazione che si attesta ben al di sotto della media nazionale (secondo l’Istat nei primi mesi di quest’anno è stato al 4,3%), la produzione è in crescita (nel 2000 +5,73% secondo Unioncamere regionale, +3,7% secondo Assindustria), come del resto le vendite e le esportazioni all’estero sono in crescita. Per quanto riguarda l’ambiente ricordo che abbiamo il Ppar e il Ptcp che dettano norme di salvaguardia per gli aspetti geologico-geomorfologici, botanico-vegetazionali e storico-culturali, disponiamo di due Parchi regionali, di una Riserva naturale nazionale e di un Parco nazionale, vantiamo le spiagge di Gabicce Mare e Fano insignite della Bandiera Blu dell’Unione Europea».

Un piano che dovrebbe mettere insieme maggioranza e opposizione, almeno a giudicare dai primi interventi di capigruppo e consiglieri, che hanno dato alcune indicazioni sulle dichiarazioni di voto e quindi l’approvazione, rinviate poi a fine mese.

Gianfranco Colucci (An) ha riconosciuto che «lo sviluppo non può non tenere conto delle emergenze ambientali e che è opportuno che la Provincia assuma un ruolo attivo in questa direzione», ma ha anche osservato che il piano è carente per quanto riguarda gli interventi contro il dissesto idrogeologico («non si fa riferimento a un migliore utilizzo del suolo, servirebbe una carta che regoli questo settore») e per le scelte legate alle strade («non c’è neanche un accenno alla viabilità provinciale, si parla solo di grandi infrastrutture»).

Intanto Settimio Bravi, capogruppo di Forza Italia, ha annunciato una sorta di “piano ombra” per valutare meglio le strategie nei vari settori di intervento.

Un richiamo all’unità politica del consiglio attorno al nuovo strumento è stato avanzato da Giorgio Londei (capogruppo Ds) che ha sottolineato «la risposta positiva della società civile e delle associazioni di categoria che si sono espresse a favore e hanno avanzato i loro suggerimenti all’elaborazione del piano. Del resto, si è detto, il futuro delle imprese si gioca sui “piani di sviluppo ecosostenibile”».

Se Alessio Mangani (Rifondazione comunista) ha auspicato «fatti concreti per passare da un ambientalismo ideale a un ambientalismo reale», Franco Cangiotti dei Comunisti italiani ha affermato che «con questo piano dobbiamo correggere lo sviluppo che c’è stato finora, uno sviluppo che non è più conveniente e produttivo».

Ma per il voto e l’adozione bisognerà attendere il 28 settembre.

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