Comunicati stampa | Dalla Provincia
lunedì, 28 febbraio 2005
Origine: Informazione e stampa -  Autore: g.r.

Immigrazione e mercato del lavoro, una ricerca

E’ stata realizzata dalla Fondazione Merloni in collaborazione con la Provincia

PESARO – Gli immigrati rappresentano una parte consistente della popolazione regionale e provinciale. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, nel 2003 erano presenti nelle Marche circa 65mila immigrati (il 4,4% della popolazione residente), di cui oltre 15mila (4,3%) nella provincia di Pesaro e Urbino. Nel nostro territorio, come nel resto delle Marche, il fenomeno è diventato strutturale rispetto alla società locale, tanto che si sta passando da un’immigrazione di individui ad una di nuclei familiari, con una buona capacità di inserimento occupazionale. Nell’ambito del progetto “Immigrazione e mercato del lavoro in una Regione di sviluppo economico distrettuale e ad urbanizzazione diffusa. Il caso delle Marche”, la Fondazione Aristide Merloni ha realizzato, in collaborazione con la Provincia di Pesaro e Urbino, una ricerca su “Immigrazione e mercato del lavoro”, presentata nella sala del consiglio provinciale in un incontro a cui hanno preso parte il presidente della Provincia Palmiro Ucchielli, l’assessore alla Formazione e Lavoro Massimo Galuzzi, il presidente della Fondazione Aristide Merloni Francesco Merloni, il curatore della ricerca Emanuele Pavolini ed il vice presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca.

Come ricordato dall’assessore Massimo Galuzzi, nella provincia di Pesaro e Urbino un lavoratore dipendente ogni 20 è straniero e l’80% di essi è impegnato nell’industria. Forte è la presenza del lavoro autonomo, viste le 2.250 imprese gestite da stranieri (il 3,4% del numero complessivo di imprese nella provincia). Una risorsa dunque sia per l’economia, ma anche, come evidenziato dal presidente Palmiro Ucchielli, per la vivacità e continuità delle permanenze, in particolare nei piccoli centri: la tenuta demografica di questi ultimi appare infatti sempre più legata alla presenza di flussi di stranieri, tanto che in molti contesti è stato possibile mantenere aperte sezioni scolastiche grazie al numero crescente di alunni immigrati. “Ringrazio Francesco Merloni – ha detto Ucchielli - perché dopo aver contribuito per anni allo sviluppo di questo territorio, ha anche voluto dar vita ad una ricerca che ci consente di avere un quadro dettagliato della situazione degli immigrati nella provincia, importante per chi governa una comunità. La presenza di immigrati è una risorsa ed un’occasione di confronto, di scambio culturale, di crescita reciproca”.

La ricerca, come evidenziato da Emanuele Pavolini, ha analizzato il livello di integrazione degli immigrati nel territorio provinciale attraverso interviste ad un campione di 198 famiglie di immigrati, per un totale di 620 persone. Diversi gli elementi emersi: se circa il 60% degli immigrati ha avuto esperienze in altre regioni prima di approdare nelle

 

 

 

 

 

Marche, un terzo è giunto direttamente in questa regione e spesso (31,5%) nell'attuale comune di residenza. Il 52% è deciso a restare tutta la vita in Italia e un altro 12,4% almeno fino alla pensione. Gli immigrati indicano in genere di aver instaurato relazioni non solo formalmente buone, ma anche spesso di amicizia, con colleghi e datori di lavoro. Il 56,8% delle famiglie ha redditi fra i 10 mila e i 20 mila euro l'anno, le altre sotto i 10 mila. Il 70% afferma di voler accettare parte dei valori della società italiana, mantenendo i riferimenti alla propria cultura e religione. Fra quelli di fede mussulmana, il 35,4% si dichiara non praticante, mentre i praticanti regolarmente sono il 20%.

L’attuale flusso sempre più composto da famiglie sposta l’accento verso un’integrazione più ampia nei sistemi sociali, abitativi e scolastici (ricerca di una casa decente, inserimento nella scuola ecc.). Sul versante abitativo, il vice presidente della Regione Gian Mario Spacca ha evidenziato come la giunta regionale abbia inteso favorire un’edilizia pubblica residenziale per le fasce deboli (tra cui gli immigrati), attraverso 95 milioni di euro di investimenti da realizzare nel prossimo biennio.

Francesco Merloni ha invitato a vedere l’immigrazione non solo come supporto per il lavoro manuale o di cura (badanti) ma anche come opportunità a livelli più alti. “Ci sono immigrati che hanno competenze tecnico scientifiche molto elevate, informatici, ingegneri, di cui dovremmo avvalerci anche per attività di ricerca, per lavori non solo manuali. All’estero accade e anche noi dovremmo fare questo passo in avanti”.

 

torna all'inizio del contenuto