Comunicati stampa | Dalla Provincia
venerdì, 31 marzo 2006
Origine: Informazione e stampa -  Autore: Milena Bonaparte

Contro le frane arrivano le radici giganti

Presentata in Provincia l’innovativa tecnica di consolidamento basata sull’uso di piante speciali

PESARO. Radici giganti al posto del cemento e dell’acciaio. Sono “spuntate” venerdì mattina in viale Gramsci dove, nella sala del consiglio provinciale, si è svolto il convegno sulle “Nuove tecnologie dell’agro-geo-ingegneria. Parti armati: opere civili verdi contro le frane superficiali e l’erosione dei suoli”. Accanto alle relazioni dei tecnici e alle immagini proiettate sullo schermo, di fronte a una platea gremita di ingegneri, geometri, geologi e architetti provenienti da tutt’Italia, anche un esemplare della graminacea dotata di un eccezionale apparato radicale, in grado di svilupparsi fino a 5 metri nel sottosuolo esercitando così un notevole effetto di consolidamento del terreno. La resistenza a trazione del vegetale è simile a quella di un acciaio di media qualità. Il segreto? Una miscela di venti sementi di piante erbacee perenni, molte delle quali autoctone, brevettata da una giovane azienda lombarda, “Prati armati” srl appunto.
I lavori del seminario sono stati aperti dal presidente della Provincia Palmiro Ucchielli: «Prati armati… , ma solo di buone idee mi auguro… - ha ironizzato -. Abbiamo offerto la possibilità alla ditta di esporre la sua nuova tecnica in quanto riteniamo utile un confronto tra chi ha fatto esperienza in questo campo e chi governa e progetta il territorio affinché non si ripetano gli errori del passato. È necessaria una nuova cultura nella costruzione di opere pubbliche, e non solo, per contenere l’impatto sul territorio e realizzare interventi più compatibili con l’ambiente. Bisogna cambiare musica, basta con la vecchia mentalità di progettazione, ci sono tante brutture in giro che mi auguro sinceramente di non vedere più nei prossimi anni. Proprio per questo la Provincia punta sulla formazione dei tecnici delle Amministrazioni locali per sviluppare una nuova sensibilità e attenzione nel governo del territorio».
Gli interventi hanno aperto incoraggianti scenari sulle nuove frontiere dell’ingegneria naturalistica. Sono state illustrate le varie applicazioni delle radici giganti nel consolidamento e conservazione del suolo, nella protezione di opere infrastrutturale, nel ripristino e rinaturalizzazione di zone degradate, cave, miniere, discariche. Tra i relatori Piergiacomo Beer, consigliere dell’Ordine nazionale dei geologi, Claudio Zarotti, ricercatore e ora presidente e amministratore delegato di “Prati armati”, Giuseppe Scarpelli, docente di geotecnica alla facoltà di ingegneria dell’Università politecnica delle Marche, Luciano Zengarini, dirigente del servizio acque pubbliche, rischio idraulico e sismico della Provincia, Walter Borghi, presidente dell’Ordine dei geologi delle Marche, Corrado Giommi, segretario dell’Ordine degli ingeneri di Pesaro e Urbino, e Giuseppe Stefanelli, presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e forestali di Pesaro e Urbino.
«Non si tratta di piante Ogm, ma di specie naturali, molte delle quali autoctone - ha sottolineato Claudio Zarotti - La tecnica permette un consolidamento molto rapido dei terreni per la velocità di accrescimento dell’apparato radicale e una protezione significativa del suolo dall’effetto delle piogge grazie alla folta coltre vegetale».
Finora “Prati armati” ha realizzato decine di interventi in Italia: quello più vicino alla nostra provincia è visibile ad Ancona (in via Flaminia, nei pressi del porto turistico) dove la ditta è intervenuta sui movimenti franosi provocati dal terremoto e dove è proseguito nel pomeriggio il seminario della Provincia. E poi ci sono le opere di consolidamento sulle scarpate ferroviarie, gli interventi per l’Anas nei pressi di Cortina, i lavori di consolidamento degli argini dei fiumi a Pordenone e degli spalti delle mura medievali di Cittadella nel padovano.

  

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