Comunicati stampa | Dalla Provincia
giovedì, 05 giugno 2008
Origine: Informazione e stampa -  Autore: Nicoletta Giorgetti

“Cacciamo lo Sturnus vulgaris”: Ucchielli scrive al ministro

Il presidente della Provincia auspica l’intervento di Zaia per tamponare i danni arrecati dal volatile

PESARO. Trasmettiamo, di seguito, la lettera che il presidente della Provincia, Palmiro Ucchielli, ha inviato al ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, auspicando un suo intervento per reinserire lo “Sturnus vulgaris” tra le specie cacciabili, tamponando così i pesanti danni che questo volatile arreca alle coltivazioni agricole.

"Mi è gradito innanzitutto porgerLe i miei più convinti e sinceri auguri di buon lavoro anche alla luce dell’equilibrio da Lei dimostrato nella Sua precedente esperienza di governo nella regione Veneto, equilibrio auspicabile anche per le questioni legate alle politiche faunistico-venatorie che il Suo dicastero dovrà affrontare a breve. Si avvicina il 15 giugno e le Regioni dovranno procedere alla pubblicazione dei calendari venatori e a predisporre i provvedimenti applicativi della legge sulle deroghe.

"In particolar modo, con la presente Le sollecito un Suo personale interessamento come ministro delle Politiche agricole, in concerto con il suo collega ministro dell’Ambiente, affinché si proceda celermente al reinserimento della specie “storno” (Sturnus vulgaris) nell’elenco delle specie cacciabili, andando così a redimere, una volta per tutte, un conflitto sempre più insostenibile e lacerante nei rapporti tra il mondo venatorio, le imprese agricole e l’opinione pubblica tutta.

"Questa operazione è ancor più necessaria considerati i gravi danni che lo storno crea alle colture specializzate, in modo particolare a vite e ulivo, al punto che in molte regioni italiane ed anche nelle Marche e nella provincia di Pesaro e Urbino si è quasi arrivati a dover chiedere lo stato di calamità per i danni arrecati agli impianti produttivi.

"Ricordo, infine, che il prelievo dello storno in esercizio di caccia è consentito in tutti i paesi del bacino del Mediterraneo, anche alla luce dell’incontrollato incremento del suo stato di conservazione, aumentato a dismisura e causa di gravi danni agli ecosistemi agrari, al patrimonio storico, artistico ed architettonico del nostro Paese.                         

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