Comunicati stampa | Dalla Provincia
martedì, 11 giugno 2002
Origine: Informazione e stampa -  Autore: m.b

Ucchielli: «Tagli alle poste, il ministero è insensibile ai problemi della gente»

Assemblea in Provincia, i sindaci insorgono contro le riduzioni di orario degli sportelli

«Se avessimo inseguito la logica dei bilanci da far quadrare, gran parte della provincia non sarebbe ancora metanizzata. Bisogna che anche per quanto riguarda le poste cambi la filosofia di fondo, perché si tratta di servizi essenziali per le popolazioni».

È stato chiaro il presidente della Provincia Palmiro Ucchielli all’assemblea che si è svolta martedì mattina negli uffici di viale Gramsci. Un nuovo incontro-scontro tra direzione provinciale di Poste italiane, rappresentata dal responsabile Carmine Arancio, e i sindaci dei Comuni delle aree interne penalizzate dai tagli. Sul tappeto quello che è stato definito un “bollettino di guerra”: il nuovo piano di ristrutturazione di 10 sportelli che vedranno l’orario di apertura ridotto a tre o addirittura a due giorni al mese, l’anticamera della chiusura definitiva. La scure si è abbattuta sugli uffici di Abbadia di Naro (nel comune di Acqualagna), Chiaserna (Cantiano), Montelicciano (Montegrimano), Monteguiduccio (Montefelcino), Sorbolongo (Sant’Ippolito), Serravalle di Carda (Apecchio), Molino di Bascio (Pennabilli), Bellisio Solfare (Pergola), Monterolo (Pergola) e Cerasa (San Costanzo). Riduzioni di orario invece, secondo un’organizzazione del lavoro a part time verticale e orizzontale, per 5 sportelli di Montecerignone, Peglio, Pietrarubbia, Castelcavallino e Pieve di Cagna (due frazioni del comune di Urbino).

«Il problema di fondo - ha attaccato Ucchielli - è l’insensibilità dimostrata dal ministero del Tesoro che, nonostante abbia risanato parte del deficit delle Poste, continua a ignorare il grido di allarme dei Comuni e della Provincia che si vedono spogliati di servizi essenziali».

E ha ribadito: «Bisogna cambiare filosofia, non si può pensare solo a fare quadrare i bilanci, c’è di mezzo la sopravvivenza di molti centri della provincia. Se si chiudono questi servizi è finita. I cittadini devono avere la possibilità di rimanere a vivere nel proprio paese. Quindi torniamo a chiedere al Ministero non solo di non tagliare gli sportelli, ma di potenziare in generale il servizio postale per le aree interne».

Di contro il direttore provinciale delle Poste Carmine Arancio ha cercato di rassicurare i sindaci che «nessun comune resterà senza ufficio postale, non si faranno interventi drastici, non c’è la volontà di abbandonare il territorio». E ha spiegato che «si vogliono soltanto trovare soluzioni organizzative che rispettino i conti economici della società e individuino soluzioni più vicine alle reali esigenze del territorio».

Parole che non hanno fatto breccia sui sindaci. Lidia Martelli, primo cittadino di Peglio, che vedrà l’unico ufficio postale fare servizio dalle 8 alle 10,15, non ha usato mezzi termini: «Per andare incontro alle difficoltà finanziarie delle Poste, finora non abbiamo mai fatto pagare una lira per l’affitto dei locali, ma adesso basta, quegli uffici non ve li daremo più gratis».

Propositivo il sindaco di Montegrimano Gilberto Ottaviani, consigliere provinciale: «Perché non spostare a turno i dipendenti degli uffici centrali negli sportelli periferici? Con l’arrivo dell’estate in un comune turistico come il nostro è improponibile tenere aperto solo due ore al giorno». Ha infine messo il dito sulla piaga del malessere diffuso dell’entroterra il sindaco di San Costanzo Giuliano Lucarini: «È pericolosa questa politica dei tagli, favorisce solo il disincanto della gente che si allontana sempre più dalle amministrazioni e dalla vita pubblica».

 

 

 

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