Comunicati stampa | Dalla Provincia
giovedì, 30 gennaio 2003
Origine: Informazione e stampa -  Autore: m.b.

Pergola, la madonna ritrovata

Presentazione della tela di Ferri dopo l’intervento di restauro

PERGOLA. Nuovi riflessi di luce, colori intensi e brillanti, una ritrovata armonia. Terminata l’operazione di restauro, sarà presentata venerdì 31 gennaio alle 17, nella Sala dell’Abbondanza, la “Madonna del Soccorso” di Giovanni Francesco Ferri, il pittore nato a Pergola nel 1701 e morto a Urbania nel 1775.

All’incontro, presieduto da Guido Peverieri, assessore alla Cultura della Comunità montana del Catria e Cesano, interverranno Giovanni Latella, presidente della Comunità montana del Catria e Cesano, l’assessore ai Beni e alle Attività culturali - Editoria della Provincia Paolo Sorcinelli, il sindaco di Pergola Dario Conti e don Lino Ricci della Commissione diocesana Beni culturali. Poi toccherà ai “tecnici” offrire una esegesi dell’opera ritrovata: aprirà le relazioni lo storico dell’arte Claudio Giardini del servizio Cultura - Editoria della Provincia, seguiranno gli interventi di Bonita Cleri dell’università di Urbino, della studiosa di storia dell’arte Marisa Baldelli e del restauratore Nino Pieri.

Insieme alla Comunità montana, ha contribuito a riportare in luce la tela anche l’assessorato ai Beni e alle Attività culturali - Editoria della Provincia.

«Giovanni Francesco Ferri - fa notare la studiosa di storia dell’arte Marisa Baldelli - è la tipica espressione di un artista “minore” che contribuisce alla storia della cultura pergolese e marchigiana e alla storia dell’arte del Settecento. Il tema della “Madonna del Soccorso” deriva da storie e leggende medievali e rispecchia la fiducia del popolo cristiano nella Vergine vincitrice sul demonio».

La tela di Ferri era quasi sicuramente collocata nella chiesa di Sant’Agostino, l’attuale Duomo. «Nell’opera sono evidenti elementi cari all’artista - spiega Baldelli - il volto dolce e misericordioso della Vergine è ispirato da esemplari maratteschi rivissuti attraverso Francesco Mancini. Nell’atteggiamento aggraziatamente movimentato dell’arcangelo possono ravvisarsi reminescenze lapisiane. Un dipinto notevole per la sapienza cromatica, l’armonico movimento della composizione e il meditato studio teologico-biblico».

 

 

 

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