Comunicati stampa | Dalla Provincia
mercoledì, 30 maggio 2007
Origine: Informazione e stampa -  Autore: Milena Bonaparte

Gli affreschi dell’Olivetti tornano a splendere

Venerdì la presentazione dell’intervento di restauro della Provincia, nella sala una mostra di grafica

FANO. Via la polvere e i sedimenti del tempo. E i colori tornano a splendere. Scoperti per caso due anni fa durante i lavori per risistemare l’istituto scolastico, gli affreschi dell’Olivetti nell’antico palazzo De’ Petrucci hanno ritrovato il loro volto originario grazie a un intervento di restauro realizzato dalla Provincia. Un volto che svela il profilo di una città di mare con una rocca bastionata affacciata sulla costa e le imbarcazioni che prendono il largo. Si potrebbe pensare a un’antica veduta di un paesaggio adriatico. E invece la presenza di due mulini a vento, elementi tipici della cultura nordica, e altri dettagli architettonici portano fuori strada.

L’inaugurazione e il convegno sugli affreschi ritrovati, in programma venerdì 1° giugno alle 10,30 nell’aula magna dell’istituto, serviranno anche per svelare il “mistero” che ha impegnato negli ultimi tempi gli storici dell’arte: interverranno il dirigente scolastico Carlo Nicolini, l’assessore ai beni storici, artistici e archeologici della Provincia Paolo Sorcinelli, Monica Della Chiara, Guido Ugolini, Bernardino Seneca e Francesco Milesi.

Per l’occasione nella sala affrescata si aprirà una mostra permanente delle opere grafiche di Federico Seneca curata da Piergiorgio Budassi.

«Il Palazzo degli studi, che ospita l’istituto professionale Olivetti - sottolinea l’assessore Paolo Sorcinelli -, è legato a numerose vicende che nel corso degli anni segnarono tappe significative nella storia della città. Il complesso dell’edificio era originariamente il palazzo De’ Petrucci, residenza della nobile famiglia fanese, che in base alle testimonianze risalirebbe a prima del 1627 (data che figura nei racconti dell’Amiani). L’ipotesi si basa sullo studio dell’affresco ritrovato al piano nobile e delle ultime opere recuperate dalla Provincia, figure lungo un fregio decorativo delle pareti accomunate dallo stesso linguaggio espressivo. Ogni scena è intervallata da una ricca scelta di temi figurativi tipici dell’ultima maniera cinquecentesca: putti, vasi, teste leonine, elementi architettonici, cornici e cariatidi. E proprio per questi elementi la datazione è collocabile nel periodo a cavallo tra ‘500 e ‘600 quando nella zona del Metauro si concentrò una brulicante attività artistica, dalla pittura, alla grafica, alla decorazione della maiolica che da Urbania, al tempo Casteldurante, si allargò nelle zone limitrofe».

 

torna all'inizio del contenuto