Comunicati stampa | Dalla Provincia
giovedì, 30 settembre 2004
Origine: Informazione e stampa -  Autore: m.b.

«Ci sarà rinascita solo con la valorizzazione dell’identità dei luoghi»

Provincia, Sorcinelli illustra le linee del nuovo assessorato ai beni storici, artistici e archeologici

Nei prossimi cinque anni mi occuperò di recupero e valorizzazione di “beni storici, artistici, archeologici”. Non sarà facile, non sarà agevole. Soprattutto sarà necessario “farsi capire”: per superare resistenze o, al contrario, smorzare entusiasmi; per attivare le risorse finanziare in una sinergia di intenti condivisa e compartecipe. La delega che il presidente della Provincia Ucchielli mi ha affidato ha anche un’altra peculiarità: dovrà per forza di cose comportare un’azione in un’ottica di “confine”, o meglio, di “interdisciplinarietà” fra le competenze proprie dei beni culturali e quelle che solitamente ricadono nei settori “lavori pubblici” e “urbanistica”. Un’azione amministrativa che si articola dunque non solo da un punto di vista cultural-estetico, ma soprattutto in termini di investimento per la qualità della vita individuale e collettiva. Senza dimenticare infine che gli interventi per il recupero e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico-archeologico presuppongono un impatto e una ricaduta sia sul piano del coinvolgimento dei laureati nelle discipline artistiche e archeologiche, sia per quanto riguarda le aspettative di nuovi flussi di turismo culturale.

Ecco allora lo slogan “Cento borghi”, che mi auguro possa funzionare anche sul piano istintivo ed emotivo per fare attecchire una formulazione di intenti da riversare sul territorio attraverso azioni concrete.

La “vocazione” dei luoghi non va globalizzata. Ogni città, ogni paese o borgo ha una caratteristica precipua, una “vocazione”, che non merita di essere omogeneizzata su modelli standard, ma che deve invece essere valorizzata in quanto tale e in piena consapevolezza. Il globale non può “mangiare” il locale. È vero invece il contrario: il locale concorre al globale, che dunque ha ragione di essere in virtù degli infiniti frammenti di esperienze, di contributi e di valori, culturali, artistici e produttivi, che può fornire. Le colline e i loro centri non devono scivolare inevitabilmente verso il mare o adattarsi supinamente a ricalcare gli schemi che hanno caratterizzato fra gli anni ‘50 e ‘70 i miraggi della costa. Non devono scrollarsi di dosso la loro fisionomia con la pretesa di trasformarsi in improponibili agglomerati di periferia urbana.

Alla ricerca del patrimonio storico. La loro prima ricchezza è l’originaria forma urbis, il patrimonio storico di case, vicoli, edifici aristocratici, borghesi e religiosi che il tempo ha stratificato in fasi successive, le testimonianze identitarie di culture, arti, lavori imprescindibili. La qualità dello sviluppo, l’armonia del riequilibrio non dipendono dalle dimensioni del contenitore, ma dalla consapevolezza e dalla capacità dei singoli e della collettività di interagire sui contenuti in maniera razionale e innovativa.

 

Il “nuovo” a tutti i costi è autolesionistico. Le strade passano attraverso sinergia e compartecipazione: solo attraverso azioni fortemente condivise sarà possibile infatti individuare obiettivi e priorità, reperire risorse e dunque rivitalizzare l’esistente e risparmiare il territorio. Come si evince dal “Piano di sviluppo ecosostenibile”, puntare soltanto sul “nuovo” appartiene a un malinteso concetto di modernizzazione, poco attento a ciò che esiste da secoli e destinato a desertificare il cuore dei centri storici, consumare spazi agricoli e di grande pregio paesaggistico, disperdere capitali in nuovi servizi (strade, fognature, reti idriche, elettriche, metanifere, telefoniche). Questo non è soltanto antieconomico, è anche autolesionistico.

 

Per la rinascita serve una inversione di rotta. La crescita non deve essere intesa come una prerogativa extra moenia, ma pianificata con grande attenzione e rispetto del perimetro abitativo consolidato. E questo significa mettere al bando, in tutti i centri urbani, di qualunque dimensione, le soluzioni di continuità tra parte storica e aree di espansione. Significa dare il là a un recupero dei valori identitari e alla consapevolezza di ciò che è stato e dell’esistente. Significa una inversione di rotta per la rinascita dei centri attraverso la valorizzazione della storia, della cultura, delle tradizioni, del patrimonio sociale e delle vocazioni economiche e produttive. In una parola di tutto quello che in termini di valori aggreganti e comunitari può risultare funzionale ai fini di una migliore qualità della vita, senza pretendere - come succede quando si dimenticano o si cancellano le peculiarità e le vocazioni territoriali in nome di un frainteso senso di “progresso” e di “sviluppo” - di “cavare sangue dalle rape”.

 

Paolo Sorcinelli

Assessore ai beni storici, artistici, archeologici

e al progetto Cento borghi

della Provincia di Pesaro e Urbino

 

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