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Provincia di Pesaro e Urbino

Una distesa di viole dov’era il campo di prigionia: gli studenti del “Santa Marta – Branca” in Austria, sulle orme di un fante pesarese

venerdì 27 ottobre 2017

Dal 30 ottobre al 3 novembre viaggio della memoria nei luoghi della Prima Guerra mondiale, nell’ambito del progetto “Viole a Sigmundsherberg”che vede coinvolti anche Comune e Provincia

di Giovanna Renzini

PESARO - E’ stato chiamato “Viole a Sigmundsherberg” il progetto dell’Istituto alberghiero e servizi commerciali “Santa Marta – Branca” di Pesaro, che vedrà una cinquantina di studenti intraprendere, dal 30 ottobre al 3 novembre, un “viaggio della memoria” nei luoghi italiani e austriaci della Prima Guerra mondiale, sulle orme del fante contadino pesarese Elmo Cermaria. Un progetto nato dalla collaborazione tra il nipote Francesco Nicolini (che ha raccolto in un volume le memorie affidategli nel 1978 come regalo di matrimonio dal nonno, sopravvissuto al campo di prigionia di Sigmundsherberg) e la professoressa del “Santa Marta - Branca” Francesca Coraducci, che ha compreso  l’importanza di far approfondire ai giovani i fatti ed i personaggi, spesso sconosciuti, della Grande Guerra, direttamente nei luoghi in cui si svolse.

UN CIMITERO ITALIANO QUASI SCONOSCIUTO
Così, con il coinvolgimento del Comune di Pesaro, della Provincia di Pesaro e Urbino, della municipalità di Sigmundsherberg e dell’Ambasciata italiana a Vienna, verrà attuato un percorso che toccherà Redipuglia, San Martino e San Michele al Carso, Grado e successivamente Sigmundsherberg e Vienna, con visite a sacrari, musei e siti di interesse storico-culturale. Al cimitero militare italiano di Sigmundsherberg i ragazzi parteciperanno il 2 novembre, insieme ad una classe di studenti austriaci, alla commemorazione ufficiale di quanti morirono proprio in quel luogo, un tempo campo di prigionia, mentre a Vienna saranno ricevuti dall’Ambasciatore italiano Giorgio Marrapodi, dal ministro consigliere Marco Di Ruzza e dal direttore dell’ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) Antonio Ventresca, in un momento pubblico di rappresentanza che evidenzierà lo scambio culturale e pacifico realizzabile oggi. Previsti anche la visita al Museo ferroviario di Sigmundsherberg, dove è esposto un plastico del campo di prigionia, l’incontro con due istituti superiori di indirizzo affine e la visita al Chocomuseum Heindl, legato al settore della cioccolateria.  

IL VALORE EDUCATIVO DEL PROGETTO
“Il valore educativo del progetto è fortissimo – spiega la professoressa Francesca Coraducci – perché coinvolge gli studenti sia dal punto di vista storico-documentario della Prima Guerra mondiale attraverso la figura di questo fante, sia perché li porterà a visitare un campo di prigionia italiano rimasto troppo a lungo dimenticato. All’epoca i pochi fanti che tornarono a casa facevano fatica a pronunciare il suo nome, per tanti anni non se ne trovò traccia, anche perché non è facilmente raggiungibile. Grazie alla tenacia dell’ingegner Nicolini e alla corposa documentazione a corredo delle sue ricerche, ora siamo a conoscenza di questo luogo. Gli studenti documenteranno ogni tappa di questa esperienza, che rielaboreranno poi sotto varie forme, anche artistiche”.

ANCHE DUE PESARESI TRA I CADUTI
Il progetto ha visto la piena adesione delle istituzioni. “Si tratta di uno straordinario impegno collettivo - sottolinea il presidente della Provincia Daniele Tagliolini – per offrire agli studenti un’importante opportunità formativa. La memoria è il nutrimento del futuro e noi siamo chiamati a preservarla e a trasmetterla alle nuove generazioni”.
“Il Comune di Pesaro - dice l’assessore al dialogo Luca Bartolucci, che sarà presente alla commemorazione - partecipa al progetto con grande convinzione, commozione e gratitudine verso le persone che ci hanno accompagnato a riscoprire i temi della Grande Guerra e le sofferenze vissute dai nostri fanti. Nel monumento ai caduti a Sigmundsherberg sono incisi anche i nomi di due pesaresi che morirono in quel luogo, Beniamino Bonetti e Giovanni Rossini, ma forse ve ne furono molti di più”.

“LA VIOLA DELLA  MEMORIA”
“Percorrendo 5.500 chilometri sulle tracce dei luoghi di cui mio nonno parlava nei suoi appunti – evidenzia Francesco Nicolini – mi imbattei un giorno in un immenso campo di viole. A cento metri c’era una targa con scritto ‘Cimitero italiano di guerra’ e poi un monumento: era quello che mio nonno ed altri prigionieri avevano fatto realizzare a loro spese per ricordare gli amici, pagando gli austriaci affinché acquistassero un blocco di marmo, poi lavorato sul posto dallo scalpellino di Lucca Pasquale Matteucci, anche lui prigioniero, che vi impresse i nomi degli italiani defunti. Fu commovente. Per anni non ero riuscito ad identificare quel campo di prigionia perché mio nonno lo aveva scritto negli appunti nel modo in cui lo sentiva pronunciare dagli austro-ungarici: ovunque andassi, in Italia, Austria, Repubblica Ceca, Germania, interrogando centinaia di persone, di tutti i ceti sociali, nessuno mi aveva mai saputo o voluto rispondere. Ora so che c’è un luogo dove possiamo custodire e onorare la memoria di quei caduti. All’Ambasciatore italiano consegnerò ‘La viola della memoria’, una spilla che ho fatto realizzare per questa occasione dal ceramista pesarese Mirco Bravi”.

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