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Provincia di Pesaro e Urbino
Attività culturali ed editoria

Urbino - Teatro 'R. Sanzio'

indirizzo: via G. Matteotti
periodo di costruzione: 1840-1853
progettista: architetto Vincenzo Ghinelli
decoratori e scenografi: Raffele Antonioli, Francesco Serafini, Romolo Liverani
restauri: 1896 (rinnovo parziale decorazioni Diomede Catalucci e Umberto Gualaccini), 1970 ? -1982 (ristrutturazione architetto Giancarlo De Carlo)
periodi di inattività: ?-1982
condizioni attuali: agibile
tipologia: sala con tre ordini di palchi e loggione a galleria
capienza: 460

Prima dell’attuale teatro, una struttura stabile destinata agli spettacoli fu il Teatro dei Pascolini, fatto erigere dall’omonima Accademia all’interno di un capace ambiente dell’ex Palazzo Ducale, con accesso sul lato occidentale del cortile d’onore nel 1683.
Fu smantellato dopo l’entrata in funzione del nuovo teatro, eretto fra il 1840 e il 1853, sull’area sovrastante il torrione quattrocentesco che domina l’area del Mercatale e racchiude la famosa Rampa di Francesco di Giorgio Martini, modificando sensibilmente con la sua mole il panorama urbano sottostante i Torricini del ricordato Palazzo Ducale.
Alla costruzione del teatro si affiancò una vera e propria operazione urbanistica, realizzata dall’architetto senigalliese Vincenzo Ghinelli, un autentico esperto (come già la zio Pietro Ghinelli) di costruzioni teatrali e che aveva allora appena portato a termine in pochi mesi la ricostruzione del teatro di Senigallia, distrutto da un incendio nel 1838.
È noto che il Ghinelli presentò il proprio progetto in concorrenza con un altro, predisposto dall’architetto veneziano Giambattista Meduna, allora in grande fama per aver progettato e diretto (insieme con il fratello Tommaso) la ricostruzione del Teatro La Fenice di Venezia dopo l’incendio che nel 1836 aveva distrutto la precedente sala di Giannantonio Selva.
Ciò che determinò la vittoria del Ghinelli non dipese comunque dal solo disegno dell’edificio teatrale (fra l’altro condizionato dalla limitata area disponibile), ma dal progetto di rinnovamento generale della zona circostante, vero e proprio piano urbanistico, comprendente anche il piazzale semicircolare antistante la facciata del teatro, il lungo portico di corso Garibaldi fino al nuovo Palazzo Albani di Pietro Ghinelli e, sul versante opposto, la risistemazione a giardino pubblico della ripida scarpata del Pincio.

La facciata, tutta in laterizio, con i mattoni tagliati e sagomati in maniera da creare sobrie cornici, fasce marcapiano e, nella parte centrale, sei semicolonne doriche con sovrastante trabeazione e un secondo piano ad ali più strette con finestroni a lunetta e due sfingi in pietra, è creazione tipica di quel tardo neoclassicismo di cui il Ghinelli fu fedele seguace e di cui ha lasciato l’esempio più imponente e articolato nel teatro di Cesena, inaugurato nel 1846.

Quanto alla sala, più che per la tradizionale disposizione a ferro di cavallo dei tre ordini di palchi (56 in totale) e del sovrastante loggione a galleria, la stessa è da ricordare per la superstite decorazione pittorica della volta, opera dell’eugubino Raffaele Antonioli.

 

Per quanto accademiche, insieme con le più tarde decorazioni delle paraste del proscenio (opera di Diomede Catalucci e del suo allievo Umberto Gualaccini), tali decorazioni imprimono alla sala un carattere di gaia festosità, soprattutto con le immagini delle nove Muse, poste in circolo nei rispettivi scomparti.
Perdute sono invece le decorazioni delle balaustre a fascia dei palchi di cui facevano parte diciannove tondi con le effigi di personaggi illustri, primo fra tutti Raffaello Sanzio a cui il teatro era stato ed è tuttora dedicato.

Tali decorazioni sono state cancellate e in parte rimosse (i diciannove tondi sopra ricordati) nel corso dell'ultima ristrutturazione, portata a termine nel 1982 dall’architetto Giancarlo De Carlo: ristrutturazione che ha portato anche ad una radicale modifica dell’atrio, del sovrastante ridotto e degli spazi adiacenti.
 
Non è invece andato perduto il sipario-comodino, opera giovanile dell’urbinate Francesco Serafini, che raffigura una veduta prospettica della piazza antistante il Palazzo Ducale con la Cattedrale, l’obelisco egiziano e un immaginario monumento al sommo Raffaello Sanzio.

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