indirizzo: Piazza San Cristoforo
periodo di costruzione: 1864 (inaugurazione)
progettista: architetto Ercole Salmi
decoratori e scenografi: ? Lancisi, Pietro Gai, Romolo e Tancredi Liverani
restauri: 1949 (rifacimento dipinti della volta a cura di Americo Ludovici)
periodi di inattività: 1939-1949; ?-1996
condizioni attuali: agibile
tipologia: sala con tre ordini di palchi e loggione a balconata
capienza: 350
Urbania, l’antica Castel Durante, ebbe il suo primo teatro già nel secolo XVI, ricavato da un magazzino ducale per la paglia: una struttura completamente rinnovata nel 1726 ad opera dell’Accademia degli Acerbi che ne affidò il progetto all’architetto e scenografo parmigiano Pietro Abati.
L’attuale teatro, inaugurato nel 1864, è invece opera dell’urbinate Ercole Salmi, progettista anche del teatro di Gubbio (1868).
Progettato fin dal 1857 in sostituzione del vecchio teatro, occupa l’area dove sorgeva un tempo l’antica Rocca dei Brancaleone.
Tutto in laterizio, ha una facciata di gusto neoclassico, decorata nella parte centrale da un doppio ordine di semicolonne (doriche al piano terra e joniche al piano superiore) fra cui si aprono semplici porte e finestre prive di ornamentazioni.
Sobriamente decorata, la sala presenta lungo le balaustre a fascia del secondo ordine una serie di medaglioni con dipinte le effigi dei più illustri personaggi marchigiani, da Donato Bramante, a cui il teatro è dedicato, a Raffaello Sanzio, dal celebre sopranista durantino Girolamo Crescentini a Gioachino Rossini, dal duca Francesco Mario II Della Rovere a Filippo Ugolini a Giuseppe Verdi, unico non marchigiano.
Tutti i medaglioni sono inseriti al centro di ornamentazioni a stucco dorate, eseguite dall’apprezzato plasticatore pesarese Pietro Gai.
I quattro grandi tondi nella volta con le raffigurazioni allegoriche dei quattro elementi della natura (Aria, Acqua, Terra, Fuoco) erano opera del Lancisi di Verucchio, ridipinti però dal cagliese Americo Ludovici nel 1949 in seguito ad un crollo della volta verificatosi nel 1939.
Il sipario e il corredo scenico ancora esistenti sono opera del noto scenografo faentino Romolo Liverani che li eseguì in collaborazione con il figlio Tancredi.
Chiuso per alcuni anni per adeguamento alle norme di sicurezza, il teatro è stato riaperto recentemente.