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Provincia di Pesaro e Urbino
Attività culturali ed editoria

Museo Archeologico “Pitinum Mergens”, Acqualagna

c.so Roma, 47
Tel. 0721.799040 (Biblioteca)
Sito web: www.comune.acqualagna.ps.itwww.archeoprovincia.it
E-mail: comune.acqualagna@provincia.ps.it

Apertura: Periodo Estivo: tutti i giorni dalle 16.30 alle 19.30
Periodo Invernale: sabato e domenica dalle 15.30 alle 19.30
Nei mesi di gennaio e febbraio il museo rimane chiuso
Ingresso gratuito


La prima (sala I) descrive il territorio in età romana e pone particolare attenzione al ruolo avuto dalla via Flaminia, quale asse di penetrazione per la conquista militare e la colonizzazione. Due grandi pannelli posti ai lati della sala illustrano l’intero percorso della strada consolare da Roma ad Ariminum (Rimini), secondo quanto riportato nella Tabula Peutingeriana, e il tracciato seguito all’interno dell’attuale provincia di Pesaro e Urbino evidenziando anche la distribuzione del popolamento nell’intera area. Nel passaggio alla seconda sala, sulla destra, è stata collocata una grande vasca in pietra, che è incorniciata in alto e in basso da una modanatura presente sia sul lato anteriore, dove si nota anche una tabella ansata priva di iscrizione, sia ai lati; la parte posteriore della vasca non è lavorata e presenta sull’orlo segni di grappe in ferro. Sopra la vasca un pannello descrive il territorio di Pitinum Mergens, evidenziando l’area un tempo occupata dalla città e le località dove si sono registrati i principali ritrovamenti. La seconda sala è interamente dedicata agli scavi che hanno consentito di riportare alla luce i resti di una villa rustica in località Colombara al margine dell’attuale abitato di Acqualagna (seconda e terza sezione). Sono esposti i materiali dell’età del Ferro che evidenziano la frequentazione di questo sito già prima della romanizzazione: vasellame d’impasto (olle, ollette, un’anforetta e vasetti miniaturistici) di VI secolo a.C. e un pendaglio piceno (VII secolo a.C.). Il percorso museale prosegue con la parte dedicata allo scavo della villa romana. L’allestimento è in parte ancora provvisorio ma comunque evidenzia in modo efficace quella che doveva essere la vita quotidiana in un insediamento rurale di età romana, sia per l’accuratezza e la chiarezza espositiva, sia per la rilevanza storico-archeologica dei reperti. Al momento risulta ultimata solo la sezione riguardante le fasi, le tecniche e i materiali costruttivi. Fra questi ultimi prevalente è l’uso dei laterizi dei quali si offre una campionatura nelle vetrine. Sulla parete di fondo un grande pannello propone una ricostruzione della planimetria della villa, la cui “lettura” è facilitata anche dal vicino plastico in scala. Completano l’attuale percorso espositivo due vetrine nelle quali sono stati esposti una parte dei materiali di età romana che, insieme ad altri ancora in restauro, andranno a costituire la quarta sezione prevista al piano superiore del Museo insieme a una ricostruzione dell’ambiente del telaio (quinta sezione). Per ora è esposta un’ampia tipologia di vasellame di uso domestico che in alcuni casi conserva ancora i resti carbonizzati di cereali e di legumi. Si tratta di ceramiche fini da mensa e ceramiche d’uso comune realizzate in argilla depurata (brocche, bottiglie, unguentari) e in rozza terracotta (olle da fuoco e tegami). Fra le ceramiche fini da mensa si segnalano esemplari a vernice nera, datati fra la fine del II secolo a. C. e il terzo quarto del I a.C., e alcune coppe prodotte in area etrusca fra la prima metà del II secolo a. C. e il I a.C., che attestano fervidi commerci favoriti dalla via Flaminia, anche se non si può escludere la presenza di officine locali che realizzavano prodotti di imitazione. Altri materiali datanti sono i bicchieri a pareti sottili, che a Colombara sono rappresentati da un tipo di contenitore ovoide, con orlo estroflesso, databile al I secolo d.C.. Di rilievo alcune lucerne del tipo “biconico dell’Esquilino”, lavorate al tornio, caratterizzate da un corpo arrotondato a profilo biconico, da un disco con margine rilevato e ampio foro di areazione, da un fondo piatto e da una superficie rivestita da vernice nera. Questi esemplari sono tipici di una produzione laziale, e quindi di sicura importazione, datata fra il 180 e il 150 a.C.. Infine pesi da telaio, fusaiole, rocchetti e attrezzi agricoli in ferro, tra cui alcune falci anche di grosse dimensioni, sono una diretta testimonianza delle attività lavorative condotte in ambito domestico e nei campi.
(Mariangela Vergari, archeoprovincia)



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